L’Acetaia del Monastero di San Pietro

Il centro storico di Modena nasconde tante piccole gemme, alcune fanno bella mostra di sé in incantevoli piazze o larghi viali, altre si celano tra i palazzi mantenendo un profilo più sobrio ma non per questo sono state meno importanti per lo sviluppo della nostra città durante i secoli. Una di queste è il Monastero di San Pietro, fondato nel X secolo, del quale fanno parte la splendida chiesa rinascimentale ed il bellissimo chiostro, risalenti al XV secolo. Qui i monaci, seguendo l’insegnamento di San Benedetto che, affiancando alla preghiera lo studio ed il lavoro, aveva fatto sì che all’interno dei monasteri si sviluppassero attività di sussistenza quasi “imprenditoriali”, avevano creato una spezieria, ovvero un laboratorio-bottega dove erano prodotti, conservati e venduti i medicamenti preparati con le spezie e i fiori coltivati nel giardino del monastero. Insomma, un’antenata delle attuali farmacie. Ma non voglio tediarvi con resoconti storici, non è questo il mio compito, se mi leggete è perchè parlo di cibo… Quindi arrivo al dunque. Ho visitato la Speziera Monastica che racchiude al suo interno una splendida acetaia.

L’idea di riaprire l’antica spezieria, ormai chiusa dal 1796, e creare un’acetaia è stata del Priore del Monastero Don Stefano ma, secondo documenti ritrovati di recente, pare che già nel XVII secolo qui i monaci producessero diversi tipi di aceto. Oggi, all’interno di queste antiche stanze, troviamo un’acetaia didattica dove è possibile scoprire, sotto la guida esperta del Signor Luca, l’arte ed i segreti dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Per motivi legati alle regole della Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale la produzione avviene in altro luogo, ma è comunque possibile acquistare presso la Spezieria Monastica le preziose bottigliette di Aceto Balsamico Tradizionale DOP sia quelle di Aceto Balsamico di Modena IGP.

 

Le differenze tra i due tipi di aceto sono molte e i loro utilizzi differenti: il primo lo si ottiene, seguendo un rigido disciplinare di produzione, solo dal mosto cotto da uve, principalmente Lambrusco e Trebbiano, coltivate nella Provincia di Modena, mentre il secondo viene realizzato con mosto cotto mescolato ad aceto di vino. Differenti sono anche i metodi e la durata dell’invecchiamento, che deve essere di almeno 12 anni per l’Aceto Dop e di solo 60 giorni per quello IGP. Come ho anticipato anche il loro utilizzo è diverso: il Balsamico Tradizionale  deve essere utilizzato a crudo, sulle pietanze crude o già cotte, diverso è il caso dell’ Aceto di Modena che si presta anche alla cottura.

All’interno della Spezieria Monastica vengono venduti, oltre ai due tipi di aceto, altri prodotti provenienti da numerosi Monasteri Italiani: vini, birre, marmellate, mieli, rimedi erboristici, tisane e prodotti per la cura del corpo, tutti di origine naturale ed artigianale.

Il ricavato dalle vendite della Spezieria Monastica serve a coprire le spese del Monastero di San Pietro.

Se poi volete approfondire le vostre conoscenze storiche e antropologiche sull’Aceto Balsamico Tradizionale vi consiglio di leggere il capitolo “L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena tra passato e presente” scritto dall’antropologa Sandra Degli Esposti Elisi e contenuto nel libro “Strategie del cibo” a cura di Ernesto Di Renzo , Bulzoni Editore, 2005.

 

 

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