L’Antica Cucina di Palazzo Comi – Una Time Capsule Salentina

A volte le esperienze più belle nascono da coincidenze. È stata una coincidenza essere invitata dal Comune di Tricase (LE) e dall’Associazione Meditinere a partecipare alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dalla morte del poeta salentino Girolamo Comi a Tricase, proprio il comune Salentino dove ho trascorso le vacanze estive degli ultimi 3 anni. Gli organizzatori del press tour non sapevano che nella loro città ero già di casa e non sapevano che desideravo da tempo visitare l’antica cucina di Palazzo Comi, ma che ancora non ne avevo avuto l’occasione. Un’altra coincidenza.
Ho colto al volo l’opportunità e ho impacchettato le mie cose, una piccola valigia al limite dell’esplosione, uno zainetto dedito agli strumenti tecnologici e una borsetta, che come tutte le borse di una donna nasconde segreti e aggeggi (in)utili. Salgo sul treno la mattina presto, emozionata dal rivedere luoghi a me tanto cari e impaziente come una bambina che non vede l’ora di arrivare. La campagna e poi il mare scorrono fuori dal mio finestrino, poi le case, più mi avvicino alla meta e più il mio sorriso si fa intenso. Stazione di Lecce. Finalmente! Un sole quasi estivo e un vento caldo mi abbracciano. Carlo, una guida di Meditinere è venuto a prelevarmi per accompagnarmi all’alloggio, il delizioso b&b Casa Probo nel centro storico di Tricase, una antica casa perfettamente restaurata, di quelle che piacciono tanto a me, le volte a stella in pietra leccese, pavimenti decorati, tante vecchie foto alle pareti e un grazioso giardino con piante secolari, un enorme albero di limoni, un vetusto arancio e rigogliosi cespugli di calle in fiore. I miei ospiti mi fanno subito sentire a casa. Il giorno successivo, senza perdere un istante, il nostro gruppetto di cinque tra giornalisti, studiosi e blogger (io), viene accompagnato alla visita guidata di Palazzo Comi a Lucugnano, una frazione di Tricase dove il poeta ha vissuto dal 1946 fino al giorno della sua scomparsa, il 3 aprile 1968, e dove è rimasta la sua dimora, pressoché intatta, grazie agli sforzi di cittadini volenterosi e associazioni dedite alla sua salvaguardia, ma in parte anche all’assenza di fondi che ha fatto in modo che non venisse restaurata con metodi invadenti e si preservasse tutto il fascino di una dimora nobiliare della seconda metà dell ‘800. L’appartamento del poeta si trova al primo piano, le stanze si susseguono una dentro l’altra, alti soffitti a volte, enormi finestre che dominano il piccolo centro abitato, divani, poltrone, caminetti sono ancora come Tina Lambrini li ha lasciati. Lei, la sua fidata domestica di origine emiliana (sarà forse un’altra coincidenza?) che negli ultimi anni della vita del poeta ne diverrà la seconda moglie, depositaria della memoria storica della casa, spesso piena di ospiti letterati per i quali preparava succulenti banchetti nell’antica cucina ancora in perfette condizioni.
Quando varco la soglia di questa stanza, per me sacra, rimango estasiata. Antichi mobili in legno dipinti nello stesso blu del mare salentino, una immensa cucina economica in muratura, ricoperta da piastrelle dai geometrici disegni in bianco e nero, lunga quasi tutta la parete, nicchie, sportelli e sportellini in metallo al cui interno bruciava il fuoco, si raccoglieva la cenere, si stipavano le fascine di legna per alimentare i fornelli.
 
Un enorme tavolo in marmo e legno blu troneggia al centro della stanza, testimone delle tante pietanze cucinate da Tina. Chissà se Tina preferiva tirare la sfoglia per le tagliatelle o preparare le orecchiette. Chissà se su quel tavolo si è mai posata una bottiglia di Lambrusco o sia mai stato chiuso un tortellino….
Alle sue spalle una finestra ci ricorda che siamo in Salento, i raggi del sole entrano prepotenti e innondano di luce tutto ciò che si trova sul loro cammino, poi due porte, che si aprono sulla spettacolare terrazza, dalle dimensioni di un campo da calcetto, che domina il centro storico di Lucugnano.
Ho chiesto se fossero stati trovati i ricettari, ma purtroppo non ve ne è traccia, forse Tina non era solita scrivere le ricette e ricordava dosi e ingredienti a mente, come era costume dell’epoca, o forse i quaderni sono stati donati ai compaesani, come gran parte dei piatti, bicchieri, pentole… forte era l’affetto di Comi per i suoi concittadini e grande era la riconoscenza negli ultimi anni della sua vita, quando viveva impoverito a causa di investimenti avventati e il paese lo aiutava con ciò che aveva a disposizione, un formaggio, qualche verdura, un po’ di carne.
Aprendo gli sportelli abbiamo ritrovato un paio di servizi di piatti e bicchieri, qualche altra suppellettile non certo all’altezza dell’arredamento imponente della sala da pranzo. Alle pareti splendidi piatti decorati a mano e appoggiato su un mobiletto un vassoio in ceramica dal decoro ancora attuale. Immagino le cene intorno a quel grande tavolo in legno che domina la sala da pranzo, reso ancora più imponente e suggestivo dal lampadario in stile medievale. Immagino gli ospiti, letterati del ‘900 come Oreste Macrì, Luciano Anceschi, Maria Corti… sedere insieme davanti a chissà quali manicaretti, cibarsi discorrendo di poesia. Se quelle stanze potessero parlare!
Se avete in programma di trascorrere le vostre vacanze in Salento vi consiglio di visitare Palazzo Comi a Lucugnano (LE) , per me è stata una esperienza davvero emozionante, e Tricase (LE), con il suo splendido centro storico (Piazza Pisanelli è un vero gioiellino) e le sue incantevoli marine. Per informazioni sui luoghi e guide turistiche molto preparate potete rivolgervi all’Infopoint TricaseAssociazione Meditinere.

2 commenti su “L’Antica Cucina di Palazzo Comi – Una Time Capsule Salentina

  1. se vuoi le ricette di Tina, devi chiedere all’avv.Paolo Santoro di Lecce che frequentava la casa sin da ragazzino, e che ha un’ottima memoria… I suoi genitori e Comi erano amici intimissimi..

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