Roast Beef in Cocotte

Verba Volant, Scripta Manent. Questo (e poco altro… ;-))) scherzo!), mi è rimasto delle lezioni di latino del Liceo. Verba Volant, Scripta Manent. Ciò che è scritto resta, ciò che non lo è vola via. O viene tramandato, come in origine era da intendere questo antico proverbio. Infatti al tempo dei Romani, quando la maggioranza della popolazione era analfabeta, la parole venivano tramandate ai posteri passando di bocca in bocca, mentre, invece, gli scritti rimanevano chiusi in un cassetto a disposizione solo di pochi eruditi. Sicuramente le ricette venivano tramandate alle proprie figlie oralmente, esse le imparavano a memoria e così via, le insegnavano alle proprie figlie… fino ad arrivare più o meno ad oggi. Oggi, 2017 e ancora non si è persa l’abitudine di tramandare le ricette senza scriverle. Accidenti. Ma vogliamo proprio dimenticarle?! A voi non piacciono quei bellissimi quaderni, con splendide copertine, atti a trascrivere le dosi e i procedimenti dei vostri piatti preferiti? E vorrei anche sapere che fine hanno fatto quelle meravigliose cartolerie che frequentavo da bambina… Io, che ho perennemente paura di scordare qualcosa, tengo sempre un quaderno corredato di matita sul comodino per le idee notturne, uno in borsa per quando sono fuori casa, un blocchetto per appunti in cucina, nel mio IPhone ho ben 87 note utili per il futuro (quelle già trascritte nei quaderni le ho cancellate per evitare doppioni), un quaderno sulla scrivania accanto al computer, più tre quaderni solo per le ricette: dolce, salato e uno, di nuova istituzione, per le ricette della dieta Dukan. Lo so, sono maniaca, ma ho il terrore di perdermi qualcosa. Insomma, dovete obbligare le vostre nonne e le vostre mamme a bloccare sulla carta tutte le ricette di cui hanno memoria per fare in modo che questo inestimabile tesoro non vada perduto! Ho deciso di ergermi a paladina dei quaderni di ricette. Questa è la mia rivoluzione. Jamie Oliver si batte per il cibo sano, io per quello scritto. Questo dovete chiedere in regalo per il prossimo Natale: un quaderno pieno di ricette di famiglia. Sarà il vostro asso nella manica.

E ora arrivo al dunque. La ricetta di oggi è della signora Alberta. Alberta è la mamma del mio fidanzato, ottima cuoca che condivide con piacere il suo patrimonio gastronomico. Da circa un anno le chiedo la ricetta del buonissimo Roast Beef che spesso ci prepara, Alberta me l’ha già raccontata due volte. La prima volta eravamo a cena, non potevo scrivere, stavo mangiando. La seconda eravamo in macchina, io soffro di cinetosi, quindi non ero in grado di farlo. La terza volta ho deciso di non farmi cogliere impreparata: Alberta è stata avvertita della telefonata incombente durante la quale avrebbe dovuto spiegare nuovamente il suo metodo di preparazione del Roast Beff, io ero seduta al tavolo della cucina (quale luogo più adatto?), penna in mano, carta pronta. La linea telefonica era perfetta, la sua voce era forte e chiara, nessuna interferenza. Al quarto squillo ha risposto, ha riso quando le ho chiesto di insegnarmi ancora il procedimento. Poi ha attaccato con la spiegazione come un soldato che conosce la procedura a menadito: battuto, spago, tegame, coperchio e in men che non si dica era fatta, avevo le indicazioni per raggiungere l’obiettivo. Quindi ho eseguito gli ordini e ho cucinato il mio primo Roast Beef, con tutti i dubbi e le incertezze di quando fai una cosa per la prima volta. Oltretutto, visto che a me piace complicare le cose, invece del tegame antiaderente che mi era stato consigliato, ho deciso di provare con la cocotte di ghisa. Ardita.

 

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Ingredienti:

Girello di manzo ( questo è il taglio che usa la signora Alberta)

Lombata di manzo ( questo è il taglio che tradizionalmente si usa per il Roast Beef)

Scamone di manzo ( il taglio che mi ha consigliato il macellaio dell’Esselunga, probabilmente perchè i precedenti erano esauriti…)

Un battuto fine formato da rosmarino fresco e uno spicchietto d’aglio, sale.

Mezzo bicchiere di vino bianco e olio evo.

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Il mio pezzo di manzo era di circa 650 gr, tenuto a temperatura ambiente prima di cucinarlo. Ho preparato un battuto fine con il rosmarino e l’aglio, poi ho aggiunto un pizzico di sale grosso. Ho cosparso la carne con il battuto massaggiandola bene, poi con lo spago l’ho legata in modo da mantenere la forma tonda e compatta. Ho riscaldato nella cocotte un cucchiaio d’olio evo, ho rosolato da tutti i lati la carne per circa 3 minuti, poi ho versato nella cocotte il vino, ho chiuso col coperchio e ho fatto partire un timer di 15 minuti. Di tanto in tanto alzavo il coperchio per lasciar evaporare la parte alcolica del vino e per controllare che la cottura procedesse nel modo giusto. Allo scadere dei 15 minuti ho spento il fornello e ho lasciato il mio Roast Beef a riposare col coperchio. A questo punto dovrebbe continuare una dolce cottura dovuta alla ghisa, che trattiene a lungo il calore, infatti in teoria un pezzo da 650 gr dovrebbe cuocere almeno una ventina di minuti. Quando è freddo si affetta e si serve accompagnato dal sugo di cottura.

Ovviamente questa è una ricetta perfetta per chi segue la Dieta Dukan!!

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