Il Signor Cotechino in villeggiatura sulle Dolomiti

Ogni anno la storia si ripete. Eccoci pronti per la partenza il 26 dicembre direzione Dolomiti e il baule della nostra vettura assomiglia più a quello di una trattoria modenese in trasferta che a quello di un manipolo di provetti sciatori. Nulla è lasciato al caso, casse di Lambrusco, Sorbara o Grasparossa scelti in funzione delle portate che dovranno accompagnare, enormi borse frigo contenenti tortellini surgelati e l’apposito brodo di cappone in bottiglie amorevolmente preparate dalle nostre mamme, rosette, lasagne. Poi altre sporte ricche di salami, ciccioli frolli, cotechino e zampone acquistati dal salumiere di fiducia, fagioli in differenti varietà, lenticchie, spicchi di Parmigiano Reggiano dai molteplici invecchiamenti (per fortuna che almeno l’Aceto Balsamico lo abbiamo lasciato in montagna ad attenderci…), pane di natale, certosino e a volte anche una torta di riso. Lo so che sembrerà assurdo, ma tutto ciò è preparato in funzione del cenone di San Silvestro. Perché a noi piace tantissimo la cucina tipica delle Dolomiti, quindi durante il soggiorno in montagna mangiamo speck, puccia, Puzzone di Moena, stinchi, canederli, casunziei…. La modenesità è riservata solamente alla cena del 31 dicembre, una eccezione, un rito che ci mantiene legati alle nostre origini. Finire l’anno vecchio da modenesi ed iniziare allo stesso modo quello nuovo. Ma tutto ciò ha un prezzo da pagare. Significa, per noi “rezdore” tra i monti, rinunciare ad una giornata di sci per allestire il banchetto, con grandi difficoltà dovute alle cucine di cui disponiamo in vacanza, molto più piccole e sicuramente meno fornite di quelle cittadine che ci permetterebbero di cucinare in scioltezza per tante persone un numero notevole di portate. Ma è San Silvestro, non vorrai rinunciare a tanta opulenza?! Quindi al mattino ti alzi di buona lena ed inizi a suddividere i ruoli, ad abbinare ad ogni pietanza la sua pentola, cercando di fare del tuo meglio perché le portate si susseguano nel modo corretto. Bruno Barbieri ne andrebbe fiero. Si potrebbe girare una puntata di Masterchef nelle nostre cucine di montagna il 31 dicembre… A volte necessiti di un attrezzo che una tua amica prontamente ti presta, l’unione qui fa sempre la forza, d’altronde la montagna insegna ad essere tutti più uniti e solidali. Dopo tanti anni di cenoni, giornate trascorse a spignattare e nottate a lavare piatti e tegami, il primo gennaio del 2017 si era deciso che avremmo dato una svolta a questa tradizione e che si sarebbe cucinato e mangiato solo cibo montanaro e di facile e rapida preparazione, in modo da poter far rilassare anche noi cuoche. Il Fato si è però beffato di noi, che il giorno di Natale abbiamo ricevuto in dono, tra le altre golosità a più lunga conservazione, un cotechino artigianale degno di nota. Cosa fare, cosa non fare, abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola e, a mio malincuore, che già pregustavo finalmente un cenone senza troppe fatiche, abbiamo caricato in macchina il suddetto cotechino. Il pomeriggio del 30 dicembre, di rientro dalle piste, abbiamo iniziato a programmare il menù per la serata successiva e mi sono accorta che il cotechino, da questo momento soprannominato il Signor Cotechino, era veramente enorme, l’ho misurato per rintracciare una pentola che lo potesse accogliere, misurava ben 30 cm, ma anche dopo un giro di telefonate la pentola non è stata scovata. Ho deciso di iniziare comunque la preparazione forando delicatamente la pelle e avvolgendo il Signor Cotechino in un burazzo (la parola modenese per “strofinaccio”) et voilà, ora a bagno per tutta la notte.

Notte pressoché insonne alla ricerca di una soluzione. Il giorno successivo, dopo riunioni, videoconferenze, progetti, scambi di pentole tra amici, ho deciso che sarei partita, sola, alla ricerca di una zamponiera/pescera… insomma quel tegame rettangolare/ovale con la graticola interna che si solleva grazie a due piccoli manici. Purtroppo, quando mi sono accorta che il mio portafoglio era nello zaino del mio fidanzato e che lui ormai era a due o tre seggiovie, una cabinovia e cinque piste di distanza…. mi ha preso lo sconforto. Fortunatamente dei cari amici, rientrati in anticipo dalle piste, mi hanno prestato un po’ di soldi, mi sono vestita di tutto punto e, preso lo Skibus insieme a sciatori tedeschi che si domandavano per quale assurdo motivo io indossassi abiti civili, ho raggiunto la ferramenta-negozio di casalinghi più rifornita della zona. Ma nessuna zamponiera/pescera. Disperata sono rientrata a casa e ho deciso di cuocere il mio Signor Cotechino nell’unico tegame grande che avevo a disposizione, il mio pragmatismo ha vinto sul mio desiderio di perfezione. L’ho infilato nella pentola piena d’acqua, disponendolo in diagonale, un pezzetto sbucava ma durante le 3 ore e mezzo di cottura ho avuto tutto il tempo per ribaltarlo un paio di volte con maestria… Ero molto scettica a proposito del risultato. Invece, chi la dura la vince: tralasciando il sapore ottimo (questo dettaglio purtroppo non dipende dalla mia creatività ma dall’abilità del macellaio), quando ho slegato lo strofinaccio nel quale lo avevo avvolto, ho notato che non aveva una sola crepa e la cottura è risultata perfetta. Gli amici lo hanno divorato e ho ricevuto parecchi complimenti. La storia mi ha insegnato alcune cose: non riuscirò mai a rilassarmi il 31 dicembre, ci saranno sempre cenoni modenesi ovunque noi andremo a festeggiare il Capodanno, devo assolutamente avere una zamponiera da viaggio.

Saluto tutti gli amici che negli anni hanno condiviso con noi le cene di San Silvestro: Carlotta, Ludovica, Matteo, Elena, Filippo, Federico, Laura, Gerry, Alessandra, Stefano, mia sorella Eleonora (la volta in cui abbiamo fatto esplodere la pentola a pressione con le lenticchie….), Lidia, Giuseppe… se ho scordato qualcuno non me ne voglia… Buon Anno a tutti!

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