Tradizione e Innovazione a Villa di Corlo

Ci sono giorni in cui essere una food blogger mi sembra il lavoro più entusiasmante del mondo. Mi capita di pensarlo quando, tornata a casa dopo aver visitato una azienda, cucino, mi siedo a tavola, ceniamo bevendo un buon bicchiere di vino e racconto la mia giornata. Non vedo l’ora di descrivere dove sono stata e cosa ho visto. Raccontare, oltre a cucinare, è il mio mestiere, a voce o tramite il mio blog, amo trasmettere le sensazioni che provo. Forse potrebbe sembrare esagerato parlare di emozioni quando si visita una cantina vinicola, ma io sono così, mi lascio trasportare dall’emotività, sono una ragazza romantica. Recentemente ho avuto la fortuna di essere invitata dall’Azienda Agricola Villa di Corlo di Baggiovara (MO) produttrice del pluripremiato Lambrusco di Grasparossa DOC Corleto e di diverse etichette che stanno ricevendo numerosi riconoscimenti anche in ambito internazionale: oltre ai Gasparossa Corleto e Villa di Corlo, ho potuto apprezzare Primevo, un Lambrusco di Sorbara in purezza, alcuni spumanti come Fraeli, un metodo classico da uve di Chardonnay e Rosanto, ottenuto solamente da Grasparossa che gli dona un piacevole colore rosato… tutti vini prodotti all’interno di una moderna e ordinatissima cantina, si riconosce subito l’attenzione al dettaglio femminile.

Entrambe le foto precedenti mi sono state fornite da Villa di Corlo.

Infatti è una donna alla guida dell’Azienda, Maria Antonietta Munari, una imprenditrice dal carattere determinato e dalle idee chiare su come i grappoli devono essere trattati e curati durante tutto il loro percorso, una attenzione necessaria affinché la qualità del vino prodotto sia sempre ai più alti livelli. Alcuni anni fa l’Azienda da deciso di investire in un impianto fotovoltaico che le ha permesso di azzerare le emissioni di Gas Serra, rendendola al tempo stesso più visibile ai clienti stranieri, sempre molto sensibili alle tematiche ecologiche ambientali. Mentre visito la cantina gli operai stanno lavorando all’allestimento di un banchetto di nozze che si terrà dopo qualche giorno. Mi sembra una splendida e inusuale location per una cena elegante. Poi arriva la sorpresa: mi accompagnano all’interno di una splendida acetaia che trova dimora nei solai dell’antica villa padronale, dove si produce l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che viene venduto, imbottigliato dal Consorzio, all’interno delle famose bottigliette disegnate da Giugiaro. Anche in questo ambiente il tocco femminile si riconosce alla prima occhiata, un suggestivo angolo sembra uscito dalle favole: un vecchio lavandino in ceramica, tendine a quadretti vichy rossi, strumenti in vetro per travasare il prezioso aceto balsamico appesi alla parete in bella mostra. Nelle varie stanze che si susseguono tante sono le batterie di botti in legni differenti sistemate tutte in ordine come soldati, dalla più grande alla più piccola (come da tradizione e per facilitare le operazioni di travaso e rincalzo), ogni batteria ha un nome scritto su una targhetta in legno: sono tutti i nomi delle donne della famiglia della signora Munari.

Mentre guido verso casa rifletto sul pomeriggio appena trascorso, mi inorgoglisce vedere che una donna alla guida di una cantina vinicola, ambiente prettamente maschile, sia riuscita a raggiungere un livello così alto di qualità, in una cantina tanto moderna quanto, al tempo stesso, rispettosa della tradizione.

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