Un Pomeriggio al Podere il Saliceto

È trascorso ormai più di un mese da quando sono stata invitata a degustare i vari tipi di Lambrusco del Podere il Saliceto, una piccola e giovane Cantina di Campogalliano. Non volevo scriverne troppo in fretta perchè ancora non avevo maturato le giuste parole da abbinare alle emozioni provate. Quindi la cosa migliore mi era parsa quella di attendere il momento più prolifico, quando i pensieri sarebbero maturati e avrebbero lasciato correre fuori frasi adeguate.

Il Podere si trova lungo la tranquilla strada che porta ai laghetti, fra alberi da frutto e ordinati filari di vite, quasi fuori dal tempo e lontano dal caos della città, non si direbbe nemmeno di essere a pochi chilometri da Modena, guardandosi intorno si riesce a scorgere solo campagna e alberi e il silenzio è assordante. Il pomeriggio in cui ho visitato la Cantina era nuvolo e iniziava piovere, una tipica condizione climatica primaverile che dona un po’ di atmosfera e rende ancora più bella la nostra campagna. Con tutto quel grigio del cielo mi accorgo subito della luce che brilla negli occhi di Gian Paolo, che, insieme al cognato Marcello, é il titolare della Cantina, lo sguardo di chi è innamorato del proprio mestiere e lo svolge ogni giorno con passione. E’ bello vedere persone che sono riuscite a realizzare il proprio sogno, ma che soprattutto lo curano con grande attenzione, un momento dopo l’altro, instancabili, con l’entusiasmo dei bambini e con la stessa cura che si ha per i propri figli. La cosa che mi ha lasciata più meravigliata è che ho avuto l’impressione che il vino qui venisse prodotto con un certo egoismo, più pensando a se stessi che alla vendita, come se quest’ultima fosse solo marginale, che il vero profitto dei vignaioli fosse riuscire a creare il vino perfetto. E ce la mettono tutta per ottenere quel risultato, a partire dalla cura dei vigneti, perfetti, ordinati, dove ogni operazione è eseguita rigorosamente a mano, i tralci accarezzati ed osservati con amore. E i grappoli ricambiano l’affetto ricevuto. Gian Paolo, dopo avermi accompagnata tra i filari per mostrarmi le differenti varietà di vite e aver raccontato un po’ della sua storia, mi fa strada all’interno della cantina, una piccola e accogliente saletta diventa un teatro ed il tavolone in legno al centro ne è il palcoscenico, dove i vini sono i veri protagonisti. Mi apre una bottiglia dopo l’altra, me ne indica le caratteristiche ma senza svelare tutti i profumi ed i sapori, sono i miei sensi che devono ricercare e capire… È un esercizio affascinante e non mi stancherei mai di veder scorrere davanti a me quei calici, colorati dal delizioso nettare, e le bellissime etichette, semplici, attuali, eleganti. Non so se sono più inebriata dall’alcol o dall’entusiasmo, devo ammettere che questi vini sono uno più buono dell’altro, primo fra tutti il Ring Adora, un Lambrusco di Sorbara in purezza, Spumante Metodo Classico, che ti accoglie con la fragolina di bosco e ti saluta con la sapidità del mare. Poi Malbolle, un altro Spumante Metodo Classico ma questa volta ottenuto da uve di Malbo gentile in purezza, dallo splendido colore ramato e dal profumo di pepe rosa e arancia, perfetto per l’estate, ottimo per accompagnare i piatti di pesce. Poi Albone, un Lambrusco di Modena ottenuto da sole uve di Salamino con Metodo Charmat, scuro e secco, mi suggeriscono che si sposi alla perfezione col gnocco fritto. Dovrò necessariamente provare. Ormai non ho scampo, sono stata catturata dal lavoro di questi due ragazzi. Ormai sono diventata Saliceto-dipendente.

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