Vinitaly 2017 – C’è sempre una prima volta

Domenica 9 Aprile ore 6,30: in partenza per Verona. Siamo in 3 assonnati: un amico giornalista, il suo fotografo di fiducia ed io. C’è ancora quella luce argentea che segue l’alba quando salgo in macchina, ho la pelle d’oca lungo le gambe, ho deciso di non indossare i collant sperando in una bella giornata primaverile. L’autostrada è pressoché deserta, una sottile nebbiolina copre i verdi campi come tante piccole coperte soffici e candide. Vorrei rimettermi a dormire, ma sono un po’ emozionata, è la mia prima volta al Vinitaly, da tempo desideravo visitare questa famosa fiera dedicata all’enologia. Ormai avevo perso la speranza dopo un giro di email ed un litigio telefonico con l’ufficio stampa della manifestazione, ma alla fine ce l’ho fatta, sono riuscita a partecipare. Alle 8 arriviamo a Verona, parcheggiamo proprio di fronte all’ingresso, la sveglia alle 5 dovrà avere anche qualche aspetto positivo… Abbiamo tutto il tempo per una colazione tranquilla e per ripassare gli appunti sulle cantine alle quali fare visita. Sono dentro.

Subito decido di visitare il padiglione della mia Regione, l’Emilia Romagna, già preso d’assalto all’apertura. Si susseguono ordinati gli stand delle cantine con capannelli di curiosi che desiderano degustare le novità del momento. Qui il Lambrusco è la star indiscussa. Mi offrono assaggi alla Cantina Formigine Pedemontana ma sono le 10 del mattino, sono a stomaco troppo vuoto ed è ancora troppo presto. Mi limito ad osservare le proposte delle aziende e a chiacchierare con i loro gentili addetti commerciali. Saluto Enrico Manzini di Corte Manzini e mi ripropongo di passare in seguito ad assaggiare qualcosa, vorrei salutare anche Giampaolo del Podere il Saliceto, ma la folla mi blocca, proseguo, ripasserò, purtroppo il tempo è tiranno e il mio proposito resterà lì, sospeso nell’aria. Lascio la mia “terra” e mi dirigo verso il Padiglione Sicilia, patria di una cara amica che mi ha indicato alcune cantine tra le sue sue preferite da andare a trovare. Qui l’atmosfera è più rilassata, gli stand più grandi e dal design ricercato. Alcuni davvero bellissimi. Mi soffermo a parlare con un gentilissimo commerciale dell’Azienda Agricola G. Milazzo che mi fa assaggiare un nettare delizioso: il bianco Vignavella, dall’intenso profumo fruttato, io dico mango, ma non so, non sono una sommelier, mi spiega l’origine di questo vino, il vitigno dato per estinto, l’abbinamento perfetto con crostacei come astice ed aragosta ma anche pesci dalla carne grassa e cucinati in modo semplice, come usa in Sicilia.

Mi perdo ancora un po’ fra gli stand di queste cantine mentre mi dirigo verso il Trentino. Qui i giochi iniziano a farsi seri, capannelli di assetati si accalcano intorno ai produttori di Trento Doc, io cerco una piccola cantina, Roverè della Luna, degusto il loro Vervè, un Brut Metodo Classico Millesimato ottenuto da uve di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, una felice scoperta. Ma non posso attardarmi, L’Alto Adige mi attende ed io sono ansiosa di immergermi nei suoi Blauburgunder. Mi soffermo qualche minuto a chiacchierare con i fratelli Motta del Maso Thaler, mi fanno comparare due differenti annate di Pinot Nero, entrambe con il proprio carattere, entrambe soddisfano pienamente il mio palato, poi mi dirigo verso la Cantina di Merano, dove decido di chiedere asilo per qualche momento di riposo, mi accompagnano ad un tavolo, mi servono speck e kaminwurz con crostini al finocchietto e una ottima bottiglia di Merlot Freiherren. Riposata e rinfrancata e con lo stomaco pieno decido di andare a colpo sicuro e mi avvicino a fatica, insinuandomi tra la folla, allo stand dell’Abbazia di Novacella, dove degusto il mio calice in compagnia di un gruppo di sommelier, dai quali cerco di carpire qualche conoscenza in più. Poi Tiefenbrunner, dove assaggio un fantastico Sauvignon Blanc e WassererHof dove mi offrono il profumato St. Magdalener. Mi rendo conto di essermi trattenuta troppo e aver dedicato una gran fetta del tempo che ho ho a disposizione a questa fantastica regione che produce alcuni dei vini migliori del nostro Paese, devo affrettarmi a raggiungere la Val d’Aosta dove la Cave Mont Blanc mi aspetta, o meglio, dove vorrei degustare il Glacier, un Vallée d’Aoste DOC Blanc de Morgex et de La Salle metodo Classico Extrabrut, che avevo bevuto qualche anno fa in una enoteca a Valtournenche. Sempre ottimo. Ho buona memoria.

Purtroppo ormai è tempo di lasciare il Vinitaly e ripartire, a malincuore però, perchè non sono riuscita a visitare tutti i padiglioni, in un solo giorno non è davvero possibile, perchè il piacere di soffermarsi a scambiare pareri e socializzare con i cantinieri è davvero insostituibile e ti permettere di apprezzare al meglio e più a fondo i vini che ti vengono proposti, conoscerne le caratteristiche e le possibilità di abbinamento coi cibi, nozioni che torneranno utili quando in enoteca dovrai scegliere un vino adatto a ciò che porterai in tavola. La mia esperienza al Vinitaly 2017 è stata fantastica, trovo che sia impagabile trovare riunite in un solo luogo così tante Cantine e avere la possibilità di degustare tutti i vini di cui spesso senti parlare, o di cui leggi, o che trovi nelle carte al ristorante, lì vorresti a volte osare e ordinare una bottiglia diversa ma spesso la scelta ricade sulle solite etichette note… invece ora, quando dovrò decidere quale vino accompagnare alla mia cena, mi sentirò molto più risoluta e coraggiosa.

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